"…RICORDATI, DOVUNQUE SEI, SE MI CERCHERAI SEMPRE E PER SEMPRE DALLA STESSA PARTE MI TROVERAI…"

Mara, Venezia e…


Il Gazzettino, quotidiano del Nord-Est, riportava ieri questa bella intervista fatta a Mara qualche giorno fa,
in cui ci racconta qualche suo ricordo legato alla sua Venezia, ai suoi amori e…..

Messe da parte per il chi6momento le polemiche con l’antitrust per aver indossato i gioielli della sua linea durante le trasmissioni di commento all’Isola dei famosi, Mara Venier è tornata a Mestre a salutare la famiglia per le feste e rivedersi in tv come presentatrice del Concerto di Natale al Filarmonico di Verona.
A Mestre Mara ha ancora la madre Roberta
[n.d.a. la madre si chiama Elsa e la sorella Roberta] di 84 anni, la zia Ines che ne ha 90, nipoti, cugine, e resta ogni volta sorpresa dalla città che cambia: «Il traffico è ogni volta diverso e con i negozi non mi ritrovo più. È una città multietnica che cambia come New York. Dove vendevano le creme ora trovi il kebab, dove compravo le maglie adesso ci sono dei cinesi. Venezia invece è sempre la stessa. La adoro. Non ci potrei più vivere ma ogni volta che torno mi emoziono e mi riaffiorano i ricordi. Dei flash. Mi rivedo bambina con mio papà che dice che hanno fatto papa il “nostro” cardinale, Papa Giovanni: “I gà fato el nostro”, urlava. L’estate scorsa mi sono fermnata in un piccolo alberghetto a Rialto, vicino a dove papà faceva il fruttivendolo. Da lì vedevo il mercato, le vecchie case, mi ha preso il magone. Ho preteso di restare lì a dormire ma non ho chiuso occhio. Sono rimasta a guardare le gondole di notte, la gente, le barche che passavano. È stato bello e struggente e mi ha fatto pensare a tutto quello che non c’è più. Venezia è un crogiolo di emozioni».
Come si trova una veneziana a Roma?
«
Ne sono innamorata. Ci sono capitata a 18 anni perchè ero stufa del calìgo. A 5 anni papà era stato sfrattato dalla casa veneziana in Calle del Magazìn a Cannaregio ed eravamo venuti a Mestre. Qui avevo conosciuto Ferracini, avevo avuto Elisabetta e ci eravamo sposati ma il matrimonio era durato un giorno perchè lui era subito partito per Roma a girare un film ed era sparito per un anno. Dopo un po’ andai a Roma per divorziare e rimasi lì».
Dici di aver rifiutato di scrivere la tua biografia per non rivelare troppi segreti. Hai tanti sassolini da toglierti dalla scarpa?
«
Ma no. Non porto rancore a nessuno. Solo che se scrivi una cosa del genere devi dire la verità. Io sono una che dice le cose come stanno e nel mio mondo è un errore. Ci ho messo molto a capire che potevo mediare un po’. Oggi credo che valga la pena di avere rapporti sinceri con chi ami mentre il resto è fuffa».
Hai avuto molti amori nella tua vita. Finiti per colpa di chi?
«
A volte mia, a volte loro. Ma senza scontri. Gli amori finiscono quando finisce l’amore, poi basta solo trovare una scusa. E bisogna saper distinguere l’amore dalla passione. Io non ho un tipo d’uomo ideale. Ne ho avuti di così diversi… Ma non ho rimpianti. Ho fatto tutto quello che ho voluto, preso tutto quello che mi piaceva, ma sempre mantenendo la mia dignità. E poi sono rimasta amica di tutti, di Renzo Arbore, di Jerry Calà che è come un fratello».
Ora sei sposata con Nicola Carraro. Ci si innamora ancora dopo i 50 anni?
«
In maniera diversa. Una volta mi innamoravo perdutamente, avevo i miei colpi di testa. Con Renzo è finita dopo 13 anni e per me era “la storia”. Ci siamo lasciati che in fondo ci amavamo ancora ma era finita la storia. Pensavo che sarebbe stato l’ultimo uomo della mia vita. Poi ho incontrato quell’attore americano Armand Assante, che ho visto in un film, e mi sono innamorata perdutamente. Ho vissuto un anno con Elisabetta nel suo ranch, tra i cavalli, con lui che si alzava alle 5 e andava a tagliare gli alberi. Parlavamo col dizionario in mano per capirci. Dopo un anno e mezzo mi sono chiesta cosa stavo facendo. Ho detto “vado via un attimo”, ho preso l’aereo e sono sparita. Ma sono guarita. E quando ho incontrato Nicola l’ho presa con molta calma. Era una persona importante, di una grande famiglia, Rizzoli, e io mi sono sempre sentita una popolana, una pescivendola… ma alla fine è l’unico uomo che mi abbia reso felice».
Ti ricordi quand’eri bambina? Pensavi a come sarebe stato il 2000?
«
Come no – ride – ricordo mia nonna che voleva comprare una casa dei ferrovieri a riscatto e avrebbe finito di pagarla nel 2000. E io dissi che nel 2000 io sarei stata una vecchia, che chissà cosa sarebbe successo nel frattempo. E siamo già nel 2009! E il male è che io mi sento sempre come se avessi 17 anni».
Ai veneti cosa auguri per il 2009?
«
Salute. Tanta salute. E amore. E soldi!».

[Giò Alajmo per “Il Gazzettino”]

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